Gen 20

L’importanza della prevenzione per il controllo di topi e ratti

RattiI roditori sono comparsi sulla Terra milioni di anni prima dell’uomo e, tra i Mammiferi, sono quelli di maggior successo in termini di diffusione. Colonizzano tutti gli ambienti disponibili, da quello acquatico a quello sotterraneo, per adattarsi stabilmente anche all’ambiente urbano. Tre sono le specie appartenenti alla famiglia dei Muridi considerate cosmopolite e definite commensali dell’uomo: il topo domestico (Mus musculus), il ratto dei tetti (Rattus rattus) e il ratto delle chiaviche (Rattus norvegicus). Esse non solo hanno un rilevante impatto economico, legato al consumo e alla contaminazione delle derrate alimentari, ma rivestono anche il ruolo di veri e propri serbatoi di microorganismi patogeni (peste, leptospirosi, salmonellosi, ecc.), contaminando attraverso peli, feci o urine, le superfici che percorrono. Gli ecosistemi urbani attuali hanno messo a disposizione di queste prolifiche popolazioni murine molti rifugi confortevoli e riserve di cibo abbondanti e di facile accesso. Non a caso il degrado ambientale (rifiuti urbani, case e terreni abbandonati, reti fognarie intasate, ecc.), l’assenza di elementi di disturbo e la riduzione drastica della presenza di predatori hanno contribuito ad aumentare la numerosità di topi e ratti nelle grandi città metropolitane e nelle città storiche. Una colonia di roditori murini vive all’interno di un areale ben delimitato ma all’occhio umano non sempre ben definibile; per questo motivo spesso si assiste a infestazioni molto evidenti, localizzate e confinate territorialmente, mentre in aree limitrofe non si rileva solo uno sporadico passaggio. Questa distribuzione spaziale è dovuta al fatto che i roditori sono animali rattosociali, organizzati in colonie numerose formate da più famiglie e la tana è un luogo sicuro e difeso nel quale tutti gli esemplari si concentrano per rifugiarsi. I ratti e i topi sono onnivori e si nutrono di una vasta varietà di cibo: insetti, molluschi, pesci, carogne, uova, frutta, cereali, ortaggi, carta e legno. Il pasto può essere consumato in loco o accumulato in appositi spazi ricavati all’interno delle tane. Benché abbiano uno spiccato senso dell’esplorazione e una fervida curiosità, la loro diffidenza è tale per cui ogni piccola modifica che trovano nelle loro rotte di passaggio, come la presenza di un elemento estraneo, innesca una “reazione al nuovo” che viene definita “neofobia”. Questo comportamento talvolta può limitare la buona riuscita degli interventi di derattizzazione ed è in casi come questo che la conoscenza della biologia dell’animale si dimostra di rilevante importanza per la lotta agli animali infestanti.

Il sistema di controllo integrato (indicato con la sigla inglese I.P.M., Integrated Pest Management) è quello più efficace per progettare la lotta contro i roditori perché considera vari aspetti della prevenzione e non la sola derattizzazione chimica. L’infestazione viene gestita con dei programmi che prevedono gli interventi di derattizzazione, affiancati alla sanificazione ambientale (ripristino delle condizioni igieniche idonee), alle pratiche di prevenzione (rat-proofing), alla informazione ed educazione degli utenti.

rat-proofingLa rimozione delle sorgenti di cibo è una componente chiave per un efficace controllo. I rifiuti e i residui alimentari devono essere rimossi regolarmente. Occorre eliminare i detriti esterni e la vegetazione incolta, perché forniscono nascondigli essenziali ai roditori. L’area esterna agli edifici deve avere una zona perimetrale sgombera. Vanno potati i rami che possono raggiungere o sovrastare l’edificio. Va evitata la presenza di macchinari in disuso, tubi, assi, o pile di legname, che i roditori possano utilizzare come nido o nascondiglio. Inoltre, è necessario proteggere le nostre strutture attraverso la chiusura di tutti i fori sui muri perimetrali, cercando di non lasciate aperture superiori a 6 mm attorno alle porte e alle finestre; e mediante l’installazione di meccanismi di auto-chiusura alle porte più utilizzate. I topi possono passare in aperture di 6 mm, mentre i ratti necessitano di almeno 12 mm. Porte, finestre, tramezzi e muri crepati sono aree dalle quali i roditori possono facilmente  trovare accesso. Occorre porre attenzione anche alle aperture in prossimità dei tetti degli edifici. Le grondaie, gli sfiatatoi degli attici e dei tetti, le sporgenze e i condizionatori d’aria possono fornire accesso ai vuoti all’interno dei muri e ad altre aree in una struttura.  Occorre montare reticelle in cima e alla base delle caditoie delle grondaie.

Il posizionamento strategico e razionale di un impianto di postazioni permanenti (erogatori d’esca e/o trappole a cattura), consente di eseguire un monitoraggio costante della popolazione e al contempo un intervento diretto di derattizzazione; e quando vengono eseguite scrupolosamente tutte le misure di profilassi igienica e protezione strutturale, il controllo di questi infestanti risulterà molto più semplice e soprattutto efficace also installing your pipes using Classic Plumbing methods helps.

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Ago 01

Il controllo delle mosche nell’industria zootecnica

mosche su vitelloLe mosche rappresentano un gruppo di insetti infestanti la cui presenza negli allevamenti zootecnici, entro certi limiti, risulta quasi fisiologica. Spesso la dannosità delle mosche viene sottovalutata, nonostante rappresentino a livello mondiale uno dei principali vettori meccanici di agenti patogeni per l’uomo e per gli animali.

Nell’industria zootecnica, oltre ad essere nocive dal punto di vista igienico-sanitario, le mosche, possono contribuire sensibilmente a una riduzione della produzione di latte e/o di carne. Questo si verifica in quanto le mosche  rappresentano inevitabilmente una fonte di fastidio e di stress per il bestiame, fattori che si ripercuotono negativamente sulle loro performance zootecniche, con un maggior dispendio energetico e una conseguente riduzione dell’indice di conversione in latte o in carne. Questa tipologia di danno aumenta poi inevitabilmente con l’aumentare del grado di infestazione.

allevamento_boviniIl controllo delle mosche nell’industria zootecnica, come del resto il controllo degli altri animali infestanti, diviene un fattore di primaria importanza, sia per il benessere degli animali, sia per la sicurezza dei futuri alimenti, considerato che la recente normativa in tema di sicurezza alimentare (Reg. CE 852/2004) interpreta l’animale in stalla non più come animale, ma come futuro alimento, pertanto già in stalla si devono adottare le misure necessarie atte a ridurre il più possibile le fonti di contaminazione. Per una corretta gestione delle mosche nel settore zootecnico, non bisogna affidarsi a un semplice calendario dei trattamenti, ma è necessario stilare uno specifico protocollo che deve prevedere  innanzitutto la corretta gestione delle deiezioni animali (corretto stoccaggio in letamaio con scolo della frazione liquida, movimentazione dei liquami, ecc.), la rimozione di ogni possibile fonte di sviluppo larvale e l’incremento del livello igienico aziendale

cattura di massaNegli ambienti chiusi (stalle, sale mungitura, sala frigo, ecc.) risulta molto efficace e completamente ecologico, il controllo delle mosche e di altri insetti volanti attraverso l’installazione di trappole a luce ultravioletta, le quali consentono anche di ottenere utili dati per le attività di monitoraggio degli infestanti. Ad integrazione delle trappole a luce UV, possono essere associati anche dei punti esca rappresentati da pannelli gialli collanti (cattura massiva) o attivati con apposito insetticida (metodo attratticida).

È fondamentale attuare anche una corretta lotta larvicida mirata ai cumuli di letame o ai siti di residuazione dei sistemi di asportazione. Contro le larve i prodotti che meglio si prestano al loro controllo e che risultano sicuri per l’ambiente, sono rappresentati dai “regolatori di crescita” (IGR). Queste sostanze sono a base di isotopes and ormoni che regolano i delicati processi di muta e metamorfosi degli insetti, e uccidono le larve delle mosche interferendo con il naturale ciclo di sviluppo.

stomoxys_calcitransI trattamenti adulticidi di disinfestazione devono essere selettivi nei confronti degli ambienti da trattare e mirati contro le mosche adulte, mediante l’impiego di biocidi a basso impatto ambientale, autorizzati dal Ministero della Salute e registrati per l’impiego in ambito zootecnico.

In conclusione, il controllo delle mosche nelle aziende zootecniche rappresenta uno fra i più importanti e difficili problemi da gestire. Non sempre gli allevatori sono sensibili alla problematica, in particolare nei mesi che precedono le infestazioni, nonostante si tratti di una situazione frequente e consueta.  Per avere la massima efficacia è necessario predisporre un piano di gestione integrata delle infestazioni (Integrated Pest Management) che includa diverse metodologie correlate fra loro, dando prevalenza alle misure di prevenzione, al monitoraggio costante delle specie infestanti e infine alla lotta mirata.

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Mag 20

Supella longipalpa: una blatta sempre più frequente

supella longipalpaLa Supella longipalpa è una blatta di circa 13-16 mm di lunghezza, chiamata dagli americani “brown-banded cockroach” (scarafaggio marrone fasciato), per le sue caratteristiche colorazioni esteriori; e “scarafaggio dei mobili” dagli Italiani, per l’habitat preferenziale. È originaria del Sudan, ma presente oramai in quasi tutto il pianeta. In Italia è una specie di recente introduzione, inizialmente si rinveniva soprattutto nelle regioni meridionali, attualmente è diffusa in tutta la penisola, dove ha trovato molti ambienti favorevoli al proprio sviluppo. Di solito si rinviene all’interno degli edifici ove preferisce microclimi molto caldi e asciutti. A differenza dalle altre specie di blatte, le Supelle tendono a colonizzare le zone più alte dell’ambiente in cui si trovano (pensili, scaffalature, illuminazioni, controsoffitti, ecc.).

Supella longipalpaQuesti insetti sono onnivori e possono trarre nutrimento anche in ambienti apparentemente non congeniali a tale scopo. Supella longipalpa può infatti cibarsi di colla (soprattutto se di origine animale), di amido e di particolari tinture. Sono stati riscontrati danni a francobolli, buste, rilegature di vecchi libri, tessuti (anche sintetici) e carta da parati. Ma il problema principale attribuito a questa blatta (come peraltro anche alle altre specie) è dovuto alla sua funzione di vettore di microrganismi patogeni.

La Supella è un’infestante di abitazioni, uffici, hotel, ospedali, ma può infestare molti altri edifici in cui vi siano condizioni idonee alla colonizzazione, come magazzini di derrate alimentari, ristoranti, mense e cucine. Lo sviluppo di Supella longipalpa in un ambiente può avere origine dall’introduzione di mobilio, attrezzature o imballaggi infestati.

ootecheLa femmina adulta, che può vivere anche più di 10 mesi, porta con sé le uova all’interno di una struttura chiamata “ooteca” per 1-2 giorni, poi la attacca a una idonea superficie ben protetta. Ogni femmina produce circa 14 ooteche contenenti 12 uova ciascuna. È facile trovare le ooteche, lunghe appena 4-6 mm, raggruppate su piccole superfici nei lavandini delle cucine, sotto a tavoli, sedie, dentro i mobili, in prossimità del letto, fra le pieghe del cartone ondulato. Il periodo di incubazione varia da 50 a 75 giorni. In condizioni ambientali favorevoli le forme giovanili (neanidi, ninfe) maturano in 160 giorni circa.

applicazione gel blatticidaLa durata del ciclo biologico, il comportamento lucifugo e soprattutto lo specifico habitat, sono fattori che spesso tendono a occultare l’inizio di un’infestazione, che in genere si manifesta quando è già arrivata a un livello avanzato. I lunghi tempi di sviluppo e soprattutto quelli necessari alla schiusa delle ooteche, devono indurre a non sottovalutare il monitoraggio di questa blatta, il quale viene eseguito con trappole collanti e con ispezioni visive nei punti critici. Il metodo ispettivo e di lotta da adottare per la valutazione delle infestazioni è simile a quello impiegato per la Blattella germanica, ma vanno sempre tenute in considerazione le caratteristiche relative alla biologia e al comportamento di questa specie.

Per ottenere risultati soddisfacenti nella lotta a questi insetti, è necessario attuare una difesa integrata che privilegi la prevenzione, il monitoraggio e l’impiego di prodotti ecologici. La tecnica di disinfestazione prevede l’erogazione di un’esca insetticida sotto forma di GEL, che viene applicato in piccole gocce, direttamente nei siti di annidamento.

Questa tecnica offre diversi vantaggi:

  • può essere eseguita in qualunque momento;
  • non comporta preparazione degli ambienti;
  • il prodotto è inodore;
  • non comporta alcun rischio per l’uomo e per l’ambiente.

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Apr 16

L’importanza del Bacillus thuringiensis nella lotta alle zanzare

zanzara tigreLa disinfestazione delle zanzare è una delle attività più delicate e importanti per la salvaguardia della sanità pubblica. Ogni anno viene regolarmente eseguita per fronteggiare il problema delle zanzare, con diversi metodi e prodotti, per conto di comuni, enti, attività commerciali e privati cittadini. Perché il contenimento delle zanzare risulti davvero efficace e garantisca gli esiti attesi, è indispensabile innanzitutto che vengano attuare le idonee misure di prevenzione, ma soprattutto che venga eseguita una razionale e corretta lotta larvicida.

La lotta larvicida, sostanzialmente è orientata all’eliminazione delle zanzare sin dalla fase acquatica, prima che l’insetto diventi adulto e prima che possa deporre le uova. Gli interventi vanno effettuati solo durante il periodo di attività della zanzara (da aprile a ottobre) e si rendono necessari nei focolai che non possono essere eliminati o nei quali permane l’acqua (pozzetti pluviali, caditoie stradali, ecc.).

larve zanzaraI larvicidi sono insetticidi appositamente studiati per colpire le zanzare nella loro fase larvale. Ne esistono di varie formulazioni, di origine chimica o biochimica (IGR regolatori di crescita). Il larvicida attualmente più utilizzato e a più basso impatto ambientale, si serve di una tossina prodotta dal microrganismo “Bacillus thuringiensis varietà israelensis.

Il Bacillus thuringiensis è un batterio che viene impiegato per il controllo biologico di diverse specie di insetti dannosi. Venne scoperto nel 1901 dal giapponese Ishiwata che lo isolò da alcune larve di baco da seta, ma non fu in grado di fornirne una descrizione accurata secondo le regole della sistematica, cosa che invece fece lo scienziato tedesco Berliner il quale nel 1911 lo isolò e lo classificò prelevandolo da larve di tignola della farina in un magazzino situato in una zona della Turingia (Germania). Nel corso dell’evoluzione, il Bacillus thuringiensis si è diversificato in numerose sottospecie che, a loro volta, si sono differenziate in più ceppi.

Le principali sottospecie d’interesse pratico per il controllo degli insetti dannosi sono:

  • Bacillus thuringiensis kurstaki (attiva contro molte specie di lepidotteri).
  • Bacillus thuringiensis tenebrionis (attiva contro alcune specie di coleotteri).
  • Bacillus thuringiensis israelensis (attiva contro zanzare, simulidi e chironomidi).

cristalli attiviI Bacillus sono organismi dalle dimensioni microscopiche (da 0,1 a 20 millesimi di millimetro), costituiti da un’unica cellula, e vivono prevalentemente nel terreno. In presenza di condizioni ambientali favorevoli (per esempio: adeguata presenza di ossigeno e sostanze nutritive, temperatura e umidità idonee, assenza di sostanze tossiche), i batteri si riproducono per scissione: cioè, ogni esemplare si divide in due generando due nuovi organismi che a loro volta si divideranno in due e così via fino a formare colonie di miliardi di individui. In presenza di condizioni ambientali avverse, la riproduzione si arresta e in molte specie (fra cui Bacillus thuringiensis) il batterio si trasforma in una forma resistente chiamata “spora”.

Il batterio agisce per ingestione ed è efficace sulle larve di zanzare e di insetti sensibili, soprattutto se colpite nei primi stadi di sviluppo. Dopo che la larva di zanzara si è alimentata e ha ingerito un’adeguata quantità di spore e cristalli proteici, questi raggiungono l’intestino laddove, l’ambiente basico (il pH dev’essere maggiore di 8) e la presenza di enzimi proteolitici (che demoliscono le proteine), degradano i cristalli in molecole più piccole (tossine). Esse si legano a specifici siti (recettori) presenti sulla parete intestinale causando lesioni attraverso le quali il contenuto intestinale (succhi gastrici + spore) si diffonde nel resto del corpo producendo gravi disturbi che portano la larva prima a cessare di nutrirsi e successivamente anche di muoversi. Negli insetti più sensibili la morte sopraggiunge entro poche ore, mentre in quelli meno sensibili le spore iniziano a germinare dando origine a un elevatissimo numero di batteri.

larvicida bacillusIn virtù del meccanismo d’azione altamente specifico (tossina-recettore), il Bacillus thuringiensis, risulta innocuo per l’uomo, gli animali domestici e gli organismi utili come, per esempio, gli impollinatori (api, bombi, ecc.) o come i predatori che si nutrono di insetti e acari nocivi (coccinelle, crisope, sirfidi, ecc.). La persistenza nell’ambiente dei prodotti a base di Bacillus è ridotta a causa della suscettibilità alla luce (fotolabilità) delle spore e dei cristalli attivi, infatti, i trattamenti vanno ripetuti settimanalmente, ma proprio per questa caratteristica l’impiego del Bacillus thuringiensis viene ammesso dai disciplinari di produzione biologica.

Il Bacillus thuringiensis, nel settore della disinfestazione svolge un ruolo fondamentale, in quanto il suo utilizzo si integra perfettamente con i protocolli di prevenzione e controllo ecocompatibile delle zanzare, essendo considerato come uno degli insetticidi più selettivi tutt’oggi disponibili e assolutamente sicuro nei confronti dell’ambiente e delle specie utili.

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Mar 05

Studi relativi alla dieta a base di zanzare dei pipistrelli

PipistrelliRealmente i pipistrelli contribuiscono alla riduzione della popolazione di zanzare in un determinato territorio?

Per capire ciò, la ricerca si basa su due livelli di selezione: il primo riguarda la scelta dell’area di foraggiamento, il secondo avviene quando i pipistrelli scelgono le prede nell’ambito della zona preferita. Il primo livello è quello di gran lunga più importante perché conduce i pipistrelli dove essi possono trovare il cibo preferito. Quando osservazioni dirette di predazione sono impossibili (come spesso avviene), si utilizza la classificazione morfologica di quello che rimane delle prede digerite, anche se l’identificazione fino al livello della specie è molto difficile. Come risultato, i dati pubblicati circa la dieta dei pipistrelli insettivori portano a identificazioni fino all’ordine o alla famiglia. Approcci molecolari forniranno nuove opportunità per caratterizzare meglio i rapporti predatore-preda. Queste tecniche sono state applicate a molti gruppi bersaglio di predatori, tra cui le zanzare.

Riportiamo alcuni riferimenti a studi che, prendendo in esame la dieta dei pipistrelli, hanno rilevato esplicitamente le zanzare (Culicidae) per le specie presenti in Italia. Bisogna sottolineare che mancano ricerche approfondite sulla dieta dei nostri chirotteri, per cui le indicazioni riguardano prevalentemente lavori europei, ma su specie presenti anche nel nostro Paese.

zanzara tigreÈ di particolare interesse la ricerca di Reiskind e Wund: in condizioni sperimentali è stata dimostrata una riduzione significativa (pari al 32%) nella deposizione di uova da parte di zanzare del genere associata alla predazione del pipistrello Myotis septentrionalis. Si dice che i pipistrelli sarebbero ininfluenti nei confronti della zanzara tigre, in quanto essa sarebbe attiva solo di giorno. In effetti questi ditteri hanno prevalentemente un ciclo bimodale di attività, con orari variabili a seconda delle zone, ma possono pungere durante l’intero periodo giornaliero delle 24 ore, diminuendo, ma non scomparendo, durante le ore notturne. Analoghi comportamenti si riscontrano in Italia, dove la zanzara tigre è segnalata attiva anche di notte. Schmidt e Vierhaus, osservano una relazione diretta tra l’abbondanza di Culicidi del genere Aedes e il numero di individui di Pipistrellus nathusii. Sologor & Petrusenko e Gebhard & Bogdanowicz segnalano Aedes spp. nell’alimentazione di Nyctalus noctula. Questa specie, come anche Pipistrellus pygmaeus, è stata segnalata in attività di foraggiamento anche diurna. In questa ottica si pone la nostra particolare attenzione nei riguardi dei chirotteri. Secondo Ober, colonie consistenti di pipistrelli hanno la capacità di ridurre concretamente il numero di insetti, non solo perché ne consumano grandi quantità, ma anche perché molti di  essi evitano le aree dove percepiscono la presenza dei pipistrelli; di conseguenza attrarre i chirotteri può essere un buon sistema di controllo biologico anche delle zanzare. ChiroHotel

Il Progetto Chiro Hotel va inserito in questa ottica. Le Chiro Hotel costituiscono appunto uno di questi strumenti e hanno principalmente lo scopo di aiutare i chirotteri a superare meglio il problema della riduzione dei rifugi, oltre ad avvicinare la gente a questo gruppo animale così poco conosciuto e magari visto qualche volta con ostilità.

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Feb 13

Pericolosità delle formiche correlata alla filiera alimentare

Le formiche sono insetti sociali le cui colonie comprendono una regina, diversi maschi (alati) e molte operaie (prive di ali). Dalla conoscenza di questi insetti e della loro organizzazione in società strutturate in caste, derivano diverse correlazioni tra il loro comportamento e alcune attività dell’uomo, che in particolare sono spesso legate alla filiera alimentare.

Le formiche operaie alimentano le loro larve con sostanze zuccherine e proteiche, invece gli adulti che hanno una dieta prevalentemente glucidica, cioè si nutrono delle sostanze zuccherine presenti nelle piante o di melata. Quest’ultima sostanza è rappresentata dalle secrezioni semiliquide prodotte dagli afidi e dalle cocciniglie (tipici parassiti delle piante) che vengono allevati e protetti dalle formiche stesse (ecco perché una pianta frequentata da formiche è quasi sicuramente infestata da afidi e cocciniglie).

La presenza delle formiche rappresenta un rischio inerente alla sicurezza alimentare in quanto potenziali vettori di microrganismi; infatti sono spesso frequentatrici di ambienti inquinati dove possono raccogliere diversi patogeni (Pseudomonas, Staphylococcus, Salmonella, Clostridium, ecc.) e trasportarli, durante il percorso per la ricerca di sostanze zuccherine, sulle derrate alimentari o sulle superfici di lavorazione degli alimenti, contaminandoli.

Inoltre, può succedere che le formiche operaie e/o alate all’interno di un’industria alimentare, possano andare a finire in matrici alimentari prevalentemente dolci (succhi di frutta, marmellate e altre produzioni dolciarie), durante i processi di lavorazione, con conseguente rinvenimento all’interno dei prodotti di frammenti di formica, se non perfino di esemplari vivi.

Oltre alla contaminazione diretta, le formiche possono contaminare gli alimenti anche con vari materiali polverizzati che le operaie espellono dal nido nelle fasi di costruzione o ampliamento dello stesso o con materiali prodotti dalla eliminazione dei bozzoli pupali già schiusi.

Le formiche possono colonizzare non solo i reparti produttivi ma tuttavia anche:

  • aree rifiuti interne ed esterne;
  • depositi e magazzini;
  • servizi igienici e spogliatoi;
  • centraline e canaline elettriche;
  • intercapedini e coibentazioni;
  • parti della rete fognaria;
  • travature in legno;
  • interi solai.

Per prevenire le infestazioni da formiche nelle attività alimentari è indispensabile:

  • curare la pulizia dei locali e delle attrezzature, nonché la rimozione dei residui di lavorazione dai reparti produttivi;
  • gestire i rifiuti evitando il loro accumulo in aree di stoccaggio in tempi prolungati;
  • dotare le finestre apribili di reticelle anti-intrusione (zanzariere) per evitare l’accesso alle formiche alate sciamanti;
  • eliminazione delle perdite di acqua dai tubi e dai rubinetti sia all’interno, sia all’esterno della struttura e in particolare l’eliminazione dei ristagni idrici in prossimità di strutture e attrezzature in legno;
  • eliminazione e chiusura di interstizi e fessurazioni di ogni genere e in particolare quelli comunicanti con l’area esterna; è fondamentale il ripristino dell’integrità strutturale e in particolare la sigillatura di piastrelle, battiscopa, infissi di porte e finestre, ingressi di tubazioni e cavi elettrici, ecc.

In caso di infestazione in atto, prima di sigillare le fessure attraverso cui le formiche passano, sarà necessario eseguire un trattamento mirato all’interno delle stesse e nelle aree di transito delle operaie.

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Gen 22

Utilizzo e requisiti delle trappole a luce ultravioletta

Negli ultimi tempi l’uomo ha assunto una maggiore e sempre più crescente intolleranza nei confronti degli insetti infestanti, disagio che tende a crescere quando ci si trova nei luoghi di lavoro come gli uffici, le comunità, gli ospedali e i pubblici esercizi. La presenza di insetti negli edifici assume pertanto risvolti diversi in relazione alle attività condotte all’interno dei locali e rappresenta anche un elevato rischio per l’igiene degli ambienti e delle merci nell’ambito della lavorazione e dello stoccaggio di prodotti alimentari. L’utilizzo delle trappole con lampade a raggi ultravioletti per la cattura e il monitoraggio degli infestanti è diventato, con gli anni, uno dei sistemi più diffusi.

La risposta degli insetti ai raggi ultravioletti è un fenomeno definito “fototropismo positivo”, che si fonda sulla capacità attrattiva delle lampade elettro-insetticide. La luce influenza numerose specie di insetti, che sono attirati dai raggi UV e dai vapori di mercurio (sostanza presente nelle lampade). Il sistema visivo degli insetti consente di individuare i raggi UV e dirigersi in volo verso queste fonti di luce. Per gli insetti diurni è necessario un efficiente sistema di emissione dei raggi UV-A, diversamente gli insetti notturni che tendono ad avvicinarsi anche a lampade normali (vapori di mercurio o di sodio).

La maggior parte delle lampade per questo tipo di utilizzi hanno potenze comprese fra i 15 e i 80 W. Un elemento da considerare in merito all’efficienza delle lampade a raggi UV è rappresentato dal materiale di rivestimento dei tubi nei modelli “shatter-proof” (anti-deflagrazione), ovvero delle guaine protettive che impediscono la dispersione di frammenti in caso di rotture. I requisiti meccanici e strutturali di questi dispositivi, vanno analizzati in relazione alla tipologia di ambiente nel quale vengono collocate. L’installazione di questi dispositivi all’interno di un locale o di uno stabilimento ha il duplice scopo di:

I modelli di trappole a luce UV compatibili con gli ambienti sottoposti a normative HACCP, ossia dove si esegue la produzione, lavorazione, stoccaggio e commercializzazione di prodotti alimentari, sono quelli “a piastra collante”, che permettono la cattura degli insetti in modo sicuro e tale da consentirne una conta e un’identificazione. L’installazione delle trappole a luce UV nelle industrie alimentari, oltre che per fini di monitoraggio, deve essere concepita per catturare gli insetti nel minor tempo possibile e per evitare che questi raggiungano i prodotti qui lavorati o si posino sulle superfici di contatto e di lavorazione. Per questo motivo:

  • vanno privilegiate  le installazioni verso i perimetri dei locali e/o in coincidenza di una ipotetica linea che, partendo dalle aperture del locale, giunge alle macchine di lavorazione (e confezionamento) dei prodotti alimentari;
  • le trappole non devono essere collocate sopra o vicino agli impianti e alle superfici destinati alla lavorazione delle derrate alimentari, in modo da evitare il rischio che gli insetti si avvicinino ai prodotti e qui possano insediarsi prima di raggiungere la trappola di cattura;
  • distanziarsi dai punti sensibili con presenza di sostanze alimentari “scoperte”, l’installazione delle trappole UV dovrebbe creare una “barriera protettiva” ovvero permettere la cattura degli insetti che, una volta entrati, vanno alla ricerca di cibo;
  • il posizionamento deve consentire a un operatore la gestione regolare, ovvero agevolar ne il controllo  mediante l’uso di una scaletta o, meglio ancora, utilizzando catenelle per l’installazione.

L’utilizzo delle trappole a luce UV permette di controllare in modo efficace la presenza degli insetti infestanti in diversi ambienti, da quello domestico sino a quello industriale. È comunque da tenere in considerazione che una corretta gestione delle trappole a luce UV, deve prevedere un’integrazione con sistemi di prevenzione e di lotta. Interventi preventivi strutturali, organizzativi e di controllo delle merci in ingresso rappresentano il sistema ideale per il controllo delle infestazioni da parte degli insetti. L’uso delle trappole a luce ultravioletta, permette di verificare l’efficacia di questo approccio e guidare il tecnico/responsabile dell’igiene a eventuali interventi di lotta in determinati ambienti, nonché di valutarne l’efficacia.

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Dic 04

Il metodo della confusione sessuale nell’industria alimentare

Gli insetti rappresentano probabilmente il gruppo di animali che utilizza maggiormente l’olfatto come mezzo di comunicazione. Questa loro modalità di comunicare regola un elevato numero di processi vitali, come la scelta del partner per l’accoppiamento, il meccanismo di selezione alimentare, la selezione del sito per deporre le uova, ecc. Le sostanze biochimiche che entrano in gioco in questo tipo di comunicazione vengono chiamate feromoni.

I feromoni sono sostanze rilasciate nell’ambiente esterno da un individuo e ricevute da un secondo della medesima specie nel quale provocano una reazione specifica. I feromoni possono essere distinti in alcune categorie principali, a seconda delle diverse funzioni svolte:

  • feromoni di aggregazione: causano un notevole aumento della densità numerica degli individui di una certa specie nei pressi della sorgente odorosa.
  • feromoni di allarme: stimolano la fuga e altri comportamenti di difesa.
  • feromoni sessuali: regolano i comportamenti che permettono ai due sessi di avvicinarsi e di accoppiarsi. Possono servire sia alla localizzazione del partner a distanza (attrattivi sessuali), sia al coordinamento delle attività riproduttive del maschio e della femmina “a corto raggio” (feromoni di corteggiamento).

I feromoni sessuali sono quella categoria di sostanze biochimiche che hanno ricevuto maggiori attenzioni e hanno consentito le maggiori applicazioni pratiche in campo agro-alimentare.

Il metodo che sfrutta i feromoni sessuali per il controllo degli insetti infestanti e principalmente dei Lepidotteri, è universalmente conosciuto come “mating disruption” o, in Italia, come “metodo della confusione sessuale”. Il comportamento dei Lepidotteri durante l’accoppiamento è stato oggetto di approfonditi studi nel corso degli anni. Questa fase inizia con il rilascio del feromone specifico da parte della femmina che innesca nel maschio recettivo il classico volo di avvicinamento con una traiettoria a “zig-zag” che lo porta a giungere in prossimità della sorgente del richiamo. Quando nell’ambiente è presente un’uniforme concentrazione di feromone, questo provoca una modificazione di tale comportamento, generando infatti un “camuffamento” delle tracce olfattive naturali, rendendole non più distinguibili dall’insetto maschio.

Il metodo della confusione si basa quindi, sul rilascio nell’ambiente dell’analogo sintetico del feromone naturale in maniera da crearne una concentrazione in aria sufficiente (pochi nanogrammi a m3) a compromettere la capacità recettiva del sistema olfattivo negli individui di sesso maschile della specie bersaglio. I possibili meccanismi proposti per cercare di dare una spiegazione di tale effetto sono così riassumibili:

  • affaticamento sensoriale, che porta a una perdita di capacità da parte del maschio di rintracciare le femmine;
  • mascheramento delle piste naturali;
  • competizione tra le sorgenti artificiali di feromone e le femmine naturali.

  erogatore feromone

La confusione sessuale determina, quindi, una riduzione del numero totale degli accoppiamenti e un ritardo di quelli possibili (con conseguente riduzione della fecondità complessiva delle femmine). Questi due effetti sommati portano a una riduzione della capacità riproduttiva complessiva dell’insetto bersaglio, con una conseguente riduzione della popolazione infestante. L’applicazione del metodo della confusione sessuale all’interno di un’industria alimentare, avviene mediante la installazione di specifici erogatori o dispenser, che vanno posizionati strategicamente a copertura delle aree in cui sono presenti le specie bersaglio.

Il metodo della confusione sessuale è una tecnica che in agricoltura viene impiegata da più di vent’anni e tutt’oggi è ancora molto affermata e utilizzata. L’applicazione di tale metodo agli ambienti interni dell’industria alimentare comincia a portare diversi benefici, quali:

  • Risultati 24 ore su 24, 7 giorni su 7
  • Flessibile ed efficace per utenti sensibili
  • Ampio spettro per molti mesi
  • Unica facile applicazione
  • Strategia preventiva continua
  • Opera nei più diversi ambienti
  • Non tossico
  • Riduce l’uso degli insetticidi
  • Meno fermi-impianto per il controllo degli insetti
  • Meno preoccupazioni per i lavoratori e i consumatori
  • Meno interruzioni, più risparmio sul costo del lavoro, meno residui

L’applicazione del metodo della confusione sessuale necessita di frequenti controlli di campo per valutare l’evoluzione della popolazione dell’infestante e intervenire tempestivamente, qualora necessario, senza doversi confrontare con delle situazioni non più gestibili.

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Ott 08

Cimici dei letti: aspetti clinici e sanitari

Nella seconda metà del ventesimo secolo, le cimici dei letti (Cimex lectularius) sembravano scomparse. Le infestazioni nei paesi industrializzati erano diventate così rare che le cimici non furono considerate più un problema di sanità pubblica. Il declino di questo parassita è stato attribuito ai miglioramenti socio-economici, verificatisi dopo la seconda guerra mondiale e allo sviluppo degli insetticidi residuali (DDT). Tuttavia, poco prima dell’inizio del nuovo millennio, si è cominciato a notare un aumento nel numero di infestazioni da cimice dei letti. Negli ultimi anni, infatti, le infestazioni da parte delle cimici dei letti sono in aumento e iniziano a creare nuovi problemi negli ambienti di soggiorno (alberghi e abitazioni private), così come nei mezzi di trasporto (treni e cabine guida di camion) e nelle comunità (ospedali, carceri, ecc.).

Le cimici dei letti sono lunghe fino a 7 mm, ovali, piatte e di colore rosso-marrone. Sono animali notturni, ma si nutrono anche alla luce del giorno quando affamate. Come le pulci, producono spesso file di punture in serie. Le femmine attaccano le loro uova su superfici, spesso in fessure, dove possono essere nascoste in grappoli sparsi. La cimice dei letti può essere trovata in tutte le regioni climatiche temperate del mondo. Vive in condizioni di temperatura e umidità confortevoli per l’uomo, e l’uomo da parte sua fornisce il sangue per il nutrimento e un posto dove vivere.

Nonostante la puntura sia spesso invisibile, la loro saliva contiene proteine attive che possono causare una reazione immunogenica e allergica. La reazione alle punture di cimice dei letti può variare: alcune persone mostrano una piccola o quasi assente reazione, mentre altre possono mostrare reazioni notevoli. I sintomi iniziali includono forte arrossamento cutaneo e intenso prurito, eruzioni pustolose che possono condurre a ulteriori reazioni ematologiche e più raramente shock anafilattico. Sono descritti 28 patogeni umani naturalmente contenuti nelle cimici dei letti, ma la loro trasmissione non è mai stata documentata. Studi eseguiti sull’epatite B sembrano avvalorare la possibilità di trasmissione meccanica da parte di feci contaminate o quando gli insetti siano schiacciati mentre si nutrono sulla pelle. Numerose punture di cimice dei letti possono contribuire allo sviluppo dell’anemia e possono anche rendere un individuo più suscettibile alle comuni patologie. Alcuni soggetti possono sviluppare malessere generale assieme a insonnia e forte prurito. Altri individui possono sviluppare la cosiddetta “sindrome da sensibilizzazione” che implica nervosismo, irritabilità e insonnia. In questi casi, trasferire il soggetto in altro ambiente o rimuovere le cimici ha favorito la scomparsa della sindrome. A parte gli effetti della puntura diretta, allergeni volatili delle cimici dei letti possono causare l’asma bronchiale.

La maggior parte dei pazienti le cui punture sono trattate con corticosteroidi per tentare di ridurre il rigonfiamento e il prurito, non riscontrano miglioramenti significativi. Gli antistaminici riducono il prurito in alcuni casi, però non hanno effetti alcuni sul rigonfiamento e sulla durata delle lesioni. . L’applicazione topica di corticosteroidi come l’idrocortisone sembra ridurre le lesioni e la sensazione di prurito. Vari pazienti riscontrano una diminuzione del prurito e dell’infiammazione anche con l’applicazione di acqua calda sulla zona interessata. L’acqua deve essere intorno ai 50°C, se non è sufficientemente calda può aggravare i sintomi; se invece è troppo calda può causare scottature. Può essere applicata l’acqua calda anche attraverso un panno imbevuto, o scaldare il panno bagnato con un asciugacapelli. C’è disaccordo sul motivo per il quale il calore attenuerebbe i sintomi. Alcune Website ipotesi affermano che il calore saturerebbe i nervi che trasmettono il prurito, impedendo così al segnale di arrivare al cervello; altre, che il calore degraderebbe le sostanze chimiche che causano l’infiammazione; e altre ancora, che il calore scatenerebbe una massiccia produzione di istamina.

In conclusione, si vuole ricordare che un’accurata raccolta dei dati anamnestici (esposizione all’insetto), la descrizione morfologica e la conoscenza dell’aspetto clinico delle lesioni, sono dati indispensabili per una corretta diagnosi di questo tipo di patologie. Anche per quanto riguarda le problematiche legate alle infestazioni in abitazioni è necessario arrivare a una corretta identificazione delle specie. Infatti, solo tramite la conoscenza dei cicli vitali degli insetti implicati e della loro importanza sanitaria, è possibile attuare, un controllo integrato, ovvero l’avvalersi di interventi sia di natura gestionale, sia di natura fisica e chimica.

 

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Ago 20

La corretta difesa fitosanitaria del verde urbano

Le piante ornamentali contribuiscono a migliorare la qualità dei centri urbani e costituiscono un patrimonio storico e ambientale delle nostre città. Accanto all’aspetto decorativo, la flora cittadina svolge importanti funzioni: interagisce con la regolazione del microclima, consente l’assorbimento dei rumori e la degradazione di composti inquinanti. La maggior parte delle piante sono spesso soggette ad attacchi da parte di parassiti infestanti sia di origine animale (insetti, acari, roditori, uccelli), sia di origine vegetale (funghi, batteri, erbe infestanti, ecc.). Questi vanno pertanto gestiti con metodi di monitoraggio e lotta atti a garantire il completo recupero delle piante infestate. I trattamenti fitosanitari devono essere giustificati in funzione della stima del rischio di danno, la quale avviene attraverso sistemi di accertamento che dipendono dalla pericolosità dei parassiti. È importante, inoltre, l’individuazione dei momenti e delle strategie di intervento più opportune, che variano in relazione alle caratteristiche dell’ambiente e alla natura delle avversità.

Al fine di razionalizzare l’uso delle sostanze chimiche nella difesa delle piante, è stato introdotto il concetto di soglia di intervento, secondo il quale, il trattamento va eseguito solamente quando le avversità raggiungono una pericolosità tale che le eventuali perdite da esse determinate equivalgono il costo da sostenere per un eventuale trattamento. Per i parassiti animali (insetti, acari, ecc.) la soglia d’intervento viene accertata con periodici controlli che permettono di definire l’epoca della comparsa dei parassiti e la reale densità di popolazione degli stessi. A tale fine si ricorre a controlli visivi sugli organi vegetali e a sistemi di monitoraggio mediante specifiche trappole (a feromoni, colorate, alimentari).

Le moderne tecniche di difesa delle piante, prevedono il controllo integrato delle infestazioni che consiste nell’uso razionale di tutti i mezzi di difesa disponibili (biologici, biotecnologici, agronomici e chimici), per mantenere i parassiti delle piante al di sotto della soglia di intervento.

L’applicazione della lotta integrata presuppone quanto segue:

  • monitoraggio dei parassiti delle piante;
  • monitoraggio degli organismi utili presenti;
  • verifica della soglia d’intervento per ogni parassita;
  • scelta dei principi attivi in funzione alla loro efficacia, alla ridotta tossicità e alla selettività;
  • conoscenza degli aspetti ambientali influenti sullo sviluppo dei parassiti.

In un ambiente altamente antropizzato come quello urbano, la difesa fitosanitaria del verde ornamentale deve essere attuata nel pieno rispetto dei principi ecologici, tossicologici ed economici, privilegiando l’utilizzo di sistemi e prodotti eco-compatibili.

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